
Di solito non mi trovo a mio agio con i ritratti (gli autoritratti sono tutta un’altra storia) – ciononostante, ogni tanto mi ci provo.
L’immagine, ingrandibile tramite cliccamento, è da intendersi sui 353k.
[che poi non è possibile, arrivare in piazza, e sentirsi dire "no, dai, stasera sto sul tranquillo" e tu rispondere serio e ponderato "sì, dai, che neppure io voglio sbalinarmi" e finisci appena appena di chiuder bocca quando due sciamannati con sacco sportivo a tracolla ti corrono incontro urlando "volete una birra? birra a 1 euro! volete una birra?" - che fai? par brutto dir di no: birra olandese dolcissima, in lattine da mezzo litro, mentre tutto intorno è un turbinare di persone che ti augurano buonissimi santissimi cirillo e metodio, o cerca di triangolare degli spacciatori ultimamenti esuberanti (erba? coca? chetamina? armi?) - (armi?). Poi quasi quasi finisci con un oramai classico "ma qui, una volta, la piazza era piena già alle sette e mezza, sette, sette meno un quarto, e adesso invece bisogna aspettar le dieci", quando rimani interdetto da due pupazzoni-pantegana che declamano il tripudio carnevalesco in posti lagunari di calibri del tipo dj spiller, johnson righeira e l'immenso dj coccoluto. Finisce che fra un volantino politico e un giornale dell'ASU al XXII anno (prima volta che lo vedo nella mia vita patavina) il fanchise delle birre a un euro si espande fra accordi di cartello e precise strategie di marketing ("vuoi una sorsata di vino? t'è piaciuto? adesso me la compri una birra?"). Dico solo che uno dei due fondatori, incocciando in noi alle undici, c'avrebbe volentieri rilasciato una carta oro, o dei punti del pam]
[insomma, nelle alte sfere, il fattore primo o gli spiriti preposti, pretendono, impongono, che noi si sia ubriachi - giusto per poi farci trovare tutti i cessi chiusi]
[in realtà la cosa peggiore succede di mattina, quando stai cercando di restaurare lo stomaco con tè e yogurt, e realizzi improvvisamente che alla radio, pur con miliardi canzoni disponibili, mandano in onda sempre le solite quattro merdate: hotel california degli eagles, bette davis eyes di kim carnes, touch me di samantha fox e aeroplano di caterina]
(esami esami esami)
(ancora?!)
(eh)
Feltrinelli di Padova, mentre rùmego fra i Bur classici “30% di sconto acquistandone 3″. Alle mie spalle, sulla sinistra, c’è una postazione computer della libreria, e un commesso che sta facendo qualche ricerca. Gli si avvicina una signora.
“Sì?”
“Senta”, fa questa sventolandogli un tomo in faccia, “Ieri qui avevo chiesto l’Iliade, e mi hanno dato ’sto qua.”
Il commesso prende il tomo, lo guarda, poi guarda la signora.
“Eh… L’Iliade. Omero.”
“Ma non questa, io volevo quella di Baricco!”
“Ah!”
Il commesso sostituisce il volume e fa un paio di conti: “Di differenza le vengono 4 euro. Le posso fare un buono da impiegare nell’acquisto di qualcos’altro.”
“D’accordo, grazie.”
Io sono dieci minuti buoni che, guardando l’Asino d’Oro di Apuleio, sto cercando di ricordarmi se le Metamorfosi che ho a casa sono di Ovidio o appunto di Apuleio, e in quale edizione; vicino a me c’è una ragazzina che continua a lisciarsi, arrotolarsi e imboccolarsi i capelli, senza dar mostra di osservare qualche libro in particolare, o anche solo uno scaffale. La signora (50, forse qualcosa di più) si avvicina alla ragazzina (14, 15 al massimo).
“Senti, abbiamo quattro euro di buono. Ti compro un libro.”
“Ah, vabbe’.”
Restano ferme poco dietro le mie spalle, sulla destra. Proprio sopra i Bur sui quali sto realizzando l’inizio della mia precoce senescenza inizia la sezione di opere di narrativa ordinate per autore.
“Ecco, guarda questo”, della pelliccia mi solletica l’orecchio destro, e la mano che vedo tornare indietro sta impugnando una copia di Ragione e Sentimento.
“L’hai letto?”
“No.”
“Hai visto il film?”
“No.”
“E’ bello.”
“Ah, ma è questa.”
“Hm?”
“Questa questa… quella che abbiamo fatto…”
“Ah, lei.”
“Altrimenti puoi leggere questo.” La mano rimette a posto la Austen, e ritira un pacco di Jane Eyre ancora avvolti negli elastici.
“Hm. Cos’è?”
“E’ la storia di una istitutrice.”
“Ma è troppo, sono tre libri!”
“Come tre libri! Fa vedere! Ah, no, sono tre copie dello stesso libro.”
“Hm.”
“Non ti piace?”
“Mah.”
“Altrimenti un libro bellissimo che ho letto alla tua età, o forse no, forse avevo qualche anno in più, è stato Il deserto dei Tartari.”
“Di cosa parla?”
“E’ un libro sull’attesa.”
“Sull’attesa?” ora a bassa voce, “Del ciclo?”
“Ah ah. No. Guarda che ti compro ’sto Boll.”
“Fa paura?”
“Non lo so, ma dovrebbe essere tedesco.”
“Ah.”
“Sennò anche Calvino è famoso.”
“Calvino? No no, che lo facciamo a scuola.”
“Davvero?”
“No, boh, mi pare storia, le religioni.”
“Religione? Vi fanno leggere Calvino a religione?”
“No, a religione facciamo Gandhi, o i nobel della pace.”
[continua]