Io lo chiamo due ore di sogni e allucinazioni, follia mischiata a ragione e ricordo, riavvio del sistema e maledetto mal di testa persistente.

Gli è che sabato 11, verso le sei di sera, ho avuto una sincope post minzione, mi sono tranquillamente accasciato nel bagno grande di casa mia (a Recoaro) e ho sbattuto la testa chissà più dove.

La sincope non è niente di che, un semplice riflesso neurovegetativo abbastanza comune – e almeno mi ha preso dopo che già mi ero scrollato per bene e avevo chiuso la patta. Il trauma cranico minore invece non è stato per niente simpatico: mi sono alzato subito e, cosciente e sui miei piedi, sono tornato in camera mia, dove ho dato mostra di non possedere più alcuna memoria a breve termine.

Trasportato al pronto soccorso di Valdagno sono stato subito ricoverato e monitorato. All’inizio sembrava che fossi svenuto per una sospetta aritmia del cuore, ma diversi ecg e un ecocardio (pratica molto intima di ecografia del cuore, a petto nudo spalmato di gel e quasi abbracciato alla dottoressa che mi sondava il petto con lo strumento, entrambi immersi nel buio della sala a scrutare il bianco e nero striato e pulsante del monitor) hanno escluso tale ipotesi.

La cosa strana, almeno per me, sono stati gli effetti del trauma cranico, che consistevano nel non riuscire a tenere memoria degli eventi per più di tre-cinque minuti. Il ricordo che ho in questo momento delle due ore trascorse in tale condizione è quello di un sogno faticoso e martoriato, pieno di immagini singole, figure umane senza contesto, voci fuori campo e incorporee, ricordi recenti sovrapposti a mo’ di allucinazioni al flusso del presunto reale, sostituzioni di eventi e fatti presenti con altri, finti o passati – insomma, tutto l’armamentario tipico delle situazioni oniriche: contrazione, sintesi, sostituzione.
E ora? Alle 20:30 di oggi sono state 72 ore esatte che il mio cervello non si è impallato, riavviandosi senza salvare alcuna memoria.
So però che, sempre da oggi, avrò in testa un piccolo prurito in più: non una paura, o un’angoscia, ma la coscienza di una ulteriore, strana eventualità.
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