
Ovvero una nuova poesia del Prati, non nuovo su questi lidi.
vir viridens
amo il verde
il rame di venere
l’amore vero
ione mi disse che andava
non altro seppe cantare
che la sua assenza
il verde non fugge e non va
resta in se stesso
ieri notte o era mattina sognai il pastore
era della mia terra
ma era straniero come me
stava soletto in un angolo del tavolo
c’erano due o tre facce ma era soletto
mi sveglia muovendomi
qualcosa era gonfio di amore
per il pastore triste
pensai ai miei genitori
forse un giorno anche loro come il pastore?
di me non ho pietà
nella miseria fiorisco
il verde ti riposa e ti massaggia gli occhi
un pomeriggio lo vidi
vidi che tutta la mia campagna
tutta la vista fuori era verde
da trent’anni ci giocavo e non avevo compreso
tutto il verde
che tutto era verde
segnali inviati come esche senza lenza
la folle velocità del pescatore
sembra fisso e dormendo
attira le guizzanti prodondità
capii che non potevo più aspettare
ciò che vedevo doveva uscire
o immagini o parole
ma subire uscire
e l’equivoco che si vede?
che gli altri mi vedono?
il verde non stanca mai
dicono che non sopporta gli altri
la perfezione usa queste misericordie…
Un paio di piccoli aggiornamenti:
1 – come potete vedere nella barra di navigazione, ho aggiunto un favicon – niente di che, si tratta della mia faccina presa da una delle due azioni;
2 – ho aggiunto nei links questaseramiammazzo
Certo che la filosofia spicciola del serrare i ranghi e dare addosso ai nemici interni, accusandoli di mettere in ginocchio la propria stessa patria, non passa mai di moda, eh.
Vi ricordate queste tre fotografie? Due le potete trovare nella galleria delle “Serialità“, oppure, se non ve la volete ciucciare tutta, qui e qui, mentre la terza è una di quelle rimaste sul vecchio kimota, esattamente qui (al solito, alle immagini cliccateci pure sopra: la prima è sui 59k, la seconda sui 92 e la terza sui 155)
Già: trattasi niente di meno che della sede della Antonveneta di Padova.