luglio 31st, 2004
Ripristino
Con calma, questa sera, risponderò a tutti. Con un po’ più di calma, fra questa sera e domani, metterò on-line un racconto in tre (forse quattro) parti che riguarda gli ultimi due giorni e mezzo di questo luglio.

Con calma, questa sera, risponderò a tutti. Con un po’ più di calma, fra questa sera e domani, metterò on-line un racconto in tre (forse quattro) parti che riguarda gli ultimi due giorni e mezzo di questo luglio.
Giovedì sera, 29 luglio, potete pure passare a Tortoreto Lido, a vedere un’altra Antigone.
Brekane, ultimamente, si è interrogato sul proprio pseudonimo. Questo mi ricorda che è circa un anno che dovrei scrivere il post definitivo sul mio, di alias: pronuncia corretta, origine, cazzabubbole varie. Prima o poi. Prima. O poi.
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Dando un’occhiata a questa foto di Buba ho pensato a una mia foto di alcuni giorni or sono. L’ambiente è lo stesso, alcune pose pure; cambiano i soggetti e il taglio. Mi viene in mente che Buba fotografa spesso i bambini, e mi rendo di conseguenza conto che io fotografo spesso i vecchi. Come mai? (rispondo per quanto riguarda me stesso, ovviamente)
Mi interessa la loro pesantezza, il senso di prostrato sfinimento che trasmettono attraverso sia il gesto che la stasi. Il carico che devono sopportare su ogni singola cellula.
La vivacità infantile, ad essere sincero, non mi attira. Forse neppure l’innocenza, se con questo termine vogliamo designare la non-conoscenza, l’intonsità d’esperito. Non mi interessa guardare chi scopre il mondo per la prima volta. Mi interessa osservare chi lo scopre per l’ennesima volta, per il milionesimo giorno. Guardare chi deve sopportare boccheggiando ancora un’altra, solita alba; lo stesso, identico spazio.
Così.
Ecco finalmente, dopo mesi dall’ultima, la terza tornata delle foto delle opere di Claudio, ovvero il GAS. Per ulteriori informazioni sull’artista seguite i link che trovate all’interno della galleria a lui appositamente dedicata. Per iniziare, il San Francesco giustamente esposto nella chiesa di San Francesco a Padova. L’immagine si intende sui 112k.
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A me, queste interazioni fra blog, fanno morire.
(pure questo mi aveva fatto morire, ma poi mi sono reso conto che dovrei linkare Lieveansia ogni volta che fa qualcosa di nuovo. E magari anche lo farò)
Poi succede sempre così: la mattina mi sveglio di colpo, sgranando gli occhi manco stessi per essere messo sotto da un treno, e balzo via dal letto (non giù, proprio via).
Quello che cambia è:
1-il luogo dove ho lasciato/perso gli occhiali;
2-la bottiglia vuota sul pavimento, portatami dietro da chissà dove (questa mattina si trattava di tagliatella);
3-il numero di giorni in cui prometto di non bere, un inefficace mantra con cui cerco di scacciare il mal di testa e la nausea.
Dovevo pur festeggiare in qualche modo quattro giorni di lavoro durissimo sulla tesi, no?
Risvegliarsi sudato da un incubo in cui tu eri David Hasselhoff alle prese con un caso particolarmente difficile di “Baywatch Nights” (già, non “Super Car”, neppure “Baywatch”, ma proprio “Baywatch nights”, la costola se possibile ancor più tremenda, noiosa e inverecondamente brutta di “Baywatch”).

Ore 20:03 – Gigi con la figlia

Ore 20:07 – Gigi con la figlia e una pila di pietre

Domenica lavoro, scrivo la tesi, faccio lo sguattero, studio spagnolo 3, gli occhiali non sono i miei, martedì mi vado a rapare i capelli, sto leggendo il suicidio di angela b. di casadei e fino ad ora mi sembra bellissimo, sono un paio di settimane che leggo cose che mi paiono tutte bellissime: come “La fortezza” di Sfar e Trondheim, o “Cronaca della fine” di Franchini. E la cosa più bella in assoluto è che lo sono davvero. Anche alcune pagine del “Ferito a morte” di La Capria.
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Lasagne – che in realtà sarebbero tagliatelle. Come il pasticcio, che in realtà sarebbe le lasagne.