
Capitano tutte insieme. Sono stato segnalato anche qui
Nello specifico, il post che mi riguarda è questo.
Obbe’, ecco, c’è questa cosa, al Gasoline Road Bar di Padova, che sta in via Fornace Morandi 25 (estrema punta nord dell’Arcella, dove adesso stanno facendo il nuovo capolinea del tram): dodici stampe belle grosse e sbrilluccicanti tratte dalla serie “Una Memoria Fotografica”, in mostra da adesso fino a fine settembre. E niente, ecco, a parte un grazie grosso grosso a Elena Manente che s’è smazzata i contatti, la cura e l’allestimento dell’esposizione.
(qui tutte e cinquanta le fotografie di “Una Memoria Fotografica”)
(il volantino, uno dei due preparati per l’occasione, è ingrandibile tramite cliccamento ed è da intendersi sui 109k)
I primi dieci giorni di lavoro estivo sono i peggiori: manca il fisico da sguattero, la necessaria mobilità della schiena per riuscire a chinarsi a pulire un cesso lurido o a imbottigliare una damigiana da 50 litri di cabernet senza che le vertebre lombari, quando ci si alza, urlino l’armageddon – ma soprattutto manca il ritmo, il continuo sapersi attivare e disattivare per approffittare di ogni scampolo di pausa in un orario lavorativo che va dalle 9 di mattina alle 9 di sera, sette giorni alla settimana per due mesi interi. E il pensiero che a casa ti aspetta una connessione la cui punta di velocità massima è 5k al secondo non fa altro che peggiorare le cose.
Per il resto va tutto bene: dovrei essere riuscito a sciogliere la riserva che mi inchiodava all’ultimo posto delle graduatorie ad esaurimento (sì, nel senso che a far tutta la trafila prima SSIS e poi ministeriale ci si accartoccia in un grumo d’irrazionalità burocratica) e a fine agosto dovrei partecipare alla bolgia dell’assegnazione delle cattedre a tempo determinato per la provincia di Padova (anche se nel frattempo Gelmini, Aprea e Tremonti non hanno fatto altro che spernacchiare ogni mio futuro intento d’impiego nel comparto della pubblica istruzione).
Foto: continuo a scattarle, e dovrei riuscire a rimettermi in carreggiata e pubblicarne almeno un paio alla settimana qui sul blog; poi a Padova, in questi mesi, esporrò ancora (quando sarà tutto certo ne darò tempestiva informazione qui). Per l’autunno altri progetti, si vedrà.
(se comunque non mi vedete molto qui, mantengo sempre un minimo di attività su Catastrofe)
Oh, grazie a tutti per la preoccupazione-partecipazione (a chi l’ha espressa nei commenti, in mail, di persona) :)
Tutto è andato e va bene, anche se il percorso non è ancora del tutto concluso: mi manca di sapere l’esito dell’ultimo esame d’area (che è stato ovviamente il più rognoso e sul quale ho avuto più dubbi), completare e consegnare le due tesi per gli esami di stato, sostenere l’esame di tirocinio (e, a maggio, appunto gli esami di stato). Ma il più è fatto. Da settimana prossima ritorno a macinare fotografie. E’ una minaccia.
(sono vivo e lotto tra voi, anche se preparare quattro esami SSIS, con contorno di relazioni e tesine varie, e sostenerli tutti nel giro di una settimana non è certo una passeggiata di salute)
tutto pronto (l’allestimento), tutto caldo (le pizzette), tutto fresco (il prosecco), tutto bello (spero)

1 – domani, venerdì 18 gennaio 2008, presso la Sala Bresciani di Palazzo Moroni, a Padova, alle ore 12:30, si terranno le premiazioni di Civico Natale (e poi si beve, ça va sans dire);
2 – be’, guardate qua sotto (ingrandibile tramite cliccamento)
(sì, lo so, lo so: “espongongono” – ma non ci posso far niente)
(comunque: io inauguro il 27 gennaio, alle 18:00, presso Profili d’Arte – metterò in mostra, oltre all’opera vincitrice, anche una selezione di foto tratte dalla serie “Una memoria fotografica“, con stampe monstre 50×70 – e siete tutti invitati (fornirò maggiori informazioni con l’avvicinarsi dell’evento))
Nel post che precede questo ho segnalato un caso secondo me bello e divertente che mi è capitato proprio oggi. Breznev (che poi sarebbe il cane immaginario di eiochemipensavo) commenta:
“Secondo me dici che ti va benissimo anche così perché su Catastrofe non posti mai un cazzo di fonte.
A me non andrebbe benissimo, anzi, sarei incazzato come una jena, perché citare le fonti è obbligatorio, perché non farlo è minare alle basi tutto il sistema su cui si basa internet stessa.
O no? :)”
Ora, siccome la questione è importante, e siccome avevo iniziato a rispondere nei commenti e mi stava venendo fuori un malloppone ingestibile, ho deciso di produrre un nuovo post.
Breznev: la risposta, in breve, è: no.
La risposta lunga è la seguente.
Prima di tutto una precisazione su quanto dici, che in parte non è vero: su catastrofe, quando metto video o musica o link o citazioni, la fonte, o l’autore, sono sempre presenti. Quando invece metto foto o immagini, la fonte non c’è. Questo per due motivi che si intrecciano, uno di prassi navigatoria e uno di motivazione teorica: nella maggior parte dei casi la mia prassi navigatoria, quando si tratta di foto e immagini, consiste nel salvare la semplice immagine/foto e passare oltre, senza segnarmi la fonte/autore e bookmarkare il sito dove è presente l’immagine/foto stessa. Tale prassi deriva ed è condizionata dalla motivazione teorica secondo la quale, a mio parere, tutto il sistema su cui si basa internet, così come tutto il sistema su cui poi si basa l’arte, e in ultima istanza il pensiero umano, è il ricircolo dei materiali, e non degli autori/fonti (a meno che questi non siano trattati entro un quadro filologico o storico – quadro che però va a costituire una ben precisa estetica, e quindi rappresenta un possibile ramo del sistema e non la base di tutto l’ambaradan). In altre parole, il mio non segnalare l’autore/fonte è un tratto che viene definito dal modo in cui concepisco internet. Come fai notare tu quando scrivi “Secondo me dici che ti va benissimo anche così perché su Catastrofe non posti mai un cazzo di fonte”, questa potrebbe essere presa per una giustificazione di comodo a posteriori, un “stavolta me l’hanno fatta a me, ma visto che lo faccio pure io, metto su buon viso a cattivo gioco”. Ma non è questo il caso. Da qualche mese sto lavorando per far uscire le fotografie da internet e farle entrare in qualche spazio di esposizione per così dire classico; il fotografo al quale ho dato un cd di mie foto, e con il quale sto collaborando appunto per allestire una mostra “classica”, un paio di settimane fa, in presenza di altre persone (alcune delle quali commentano pure questo blog), scherzando mi disse: “Ma senti, cosa faresti se io, che ho un cd con le tue foto, le stampassi e le usassi in giro senza dirti niente, e senza dire che l’autore sei tu?” Al che io risposi seriamente: “Fai pure. L’importante sono le foto.”
Nell’occasione si stava discutendo di copyright e diritto d’autore (concetti che mi nauseano oltre ogni dire), ma lo scambio di battute si adatta perfettamente al nostro caso presente, per dimostrare come non voglia giustificarmi a posteriori, o peggio millantare idee che poi, nella pratica, ci rido sopra e faccio spallucce – ma proprio di come io intenda e pratichi il funzionamento della cultura, ovvero del fatto che mi interessa contribuire allo sviluppo del pensiero e dell’arte, e non all’immortalità del mio nome o alla giusta retribuzione economica o sociale.
Ora, so benissimo che questo è per l’appunto il modo in cui io penso la rete (e l’arte, e il pensiero), ma so anche che tale modo può non essere condiviso dagli altri, ed è per questo motivo che nella maggior parte dei casi (musica, testi etc) segnalo la fonte/autore. Nei confronti dell’immagine/foto, campo in cui sento di poter sostenere la visione del sistema prima brevemente esposta anche con altre idee e argomentazioni (di cui non darò ragione qui per amor brevità), mi risulta davvero più difficile: citare la fonte non è assolutamente obbligatorio, ma è (come dice argutamente lacapracampa) “cortesia”, ovvero riguardo nei confronti di chi non la pensa e non opera come me. Mi spiace se allora, spesso, appaio come persona scortese.
(brezzy, accidenti a te che mi spingi a scrivere una cosa del genere il pomeriggio prima di un esame SSIS :D)
Prima date una occhiata a questa fotografia (scattata a Milano nel 2004 e, come al solito, ingrandibile tramite cliccamento (da intendersi sui 104k)).
Ora: stavo catastrofando qualche immagine e link, e vedo che qualcuno mi riblogga un’immagine di Chris Giarrusso; incuriosito, vado sul tumblr di bluebeluga, scorro la frontpage e mi imbatto in questo.
Vado anche su postsecret, e la fotografia è là, in settima posizione del post del 12 gennaio 2008.
In conclusione: bello. Ne sono davvero contento: ho passato una buona mezz’ora a fantasticare sui giri compiuti dalla foto, e sulle reazioni da essa suscitata, per arrivare al cartolinista che poi l’ha modificata e spedita a postsecret. Perché appunto, se non fosse ancora chiaro, quella cartolina non l’ho spedita io, e nessuno mi aveva informato di un suo qualsivoglia utilizzo (e mi va benissimo anche così).
(sono vivo e lotto tra voi, ma non tornerò blog-attivo fino a lunedì, quindi abbiate pazienza)
(auguri intanto, eh!)
Possibile non avessi ancora segnalato questa cosa meravigliosa?

nelle prime 80 pagine, in ordine sparso: Nikola Tesla, l’esperimento di Michelson-Morley, fotografia, interferometri, moto perpetuo, etere, elettromagnetismo, spazi di Riemann – e una botta di altre cose (metanarrativa travestita da dime novel (o anche il contrario) su tutte).
-qui il wiki di “Against the Day”
-qui un appuntamento importante per il 2008
Data la piccola pausa apparente di questi giorni (in realtà sto sudando come uno schiavo per mettere insieme una cosa che si vedrà a dicembre), non fa mai male dare un occhio a quanto combinato fino ad ora (la successione segue i criteri di “interestingness” delle foto messe su flicchete)
http://www.flickriver.com/photos/kimota/popular-interesting/
E non può ovviamente mancare un bel link culturale:
“Certo, può sempre essere che i giapponesi considerino i funghi degli ortaggi. Del resto sono Giapponesi. Buon appetito.” (l’eviscerazione di Bubble Bobble)
Tu non vuoi diventare una blogstar, o anche solo un blogger minimamente visibile. Dillo, scrivilo, una buona volta. E sì che avresti tutti i mezzi, davvero, ma ti manca il buzzo buono per mettertici.
Vuoi sapere dove hai sbagliato, dove continui a sbagliare?
-dopo i picchi di gloria (pordenone, il total roll, i primi fincipit) non metti niente per diversi, troppi giorni, alla faccia della fidelizzazione;
-non commenti in giro, e se lo fai non torni a rileggere;
-non rompi i coglioni capziosamente a chi è più in vista di te;
-non conosci nessuno (e se lo conosci, ti tieni ’sta roba strettamente in privato);
-non martelli;
-non ti sei creato un ipostile di scrittura speciale (maledetto, sociopatico, livoroso, indie, alternativo, ufficio, paolonori, controiblogger, questaèlamiavita, movispiegoio);
-non hai creato dei personaggi;
-non ti sei proposto per concorsi (e anche se c’hai provato, sei rimasto quatto a pigliarti il bruto soldo e morta lì);
-non partecipi alle iniziative fighe e visibili;
-non vai ai barcamp;
-non metti foto di fighe, o foto di epidermidi che non importa siano fighe o meno, basta vederle, ’ste epidermidi – qua siam tutti di bocca buona, ma dacci ’sto babbà (case, palazzi e fotografie senza neppure un povero cristo dentro – ma che, stai male? Ti è morto il gatto?);
-non metti foto di gatti (sì, forse è proprio morto il gatto), o, in alternativa, di bambini-fiori-cani-archeologia industriale con due filtroni photoshop sopra che i colori vengon fighi-anziani che con il loro viso rugoso e la loro espressione vissuta rendono a te navigatore distratto tutto il peso e la saggezza dell’esistenza umana riconciliandoti con questi suddetti anziani rincoglioniti che se ne incontri uno su una 500 verde contromano cappello in testa tiri giù tutti santi, le madonne e i beati della sacra rosa;
-gli autoritratti, gli autoritratti… devono essere sofferenti, di tre quarti, mezza faccia, la schiena, la pancia depilata, non metterti lì che ridi, e si vede che ti diverti, e che in fondo la vita ti diverte, o al peggio la trovi tremendamente ironica – no, la vita, al fondo, la devi soffrire e partorire con dolore, e in questo dolore esibito accalappiare così trecento visitatori fissi (settecento se tu fossi stato femmina, ma – altro errore! – potevi fingerti tale, e non l’hai fatto);
-rispondi in ritardo ai commenti anche di una settimana.
(e allora poi non ti stupire)
una emo goth nei balcani. Video già apparso qui, ma che non fa male (più o meno) riprendere pure qua.
Che io, avevo già capito che qualcosa era proprio storto, quando ho letto la recensione-intervista del sempre ineffato Genna su Carmilla.
Eccola qui.
Be’, sì, è periodo fecondo.
Che ci posso fare?
Curiosi di sapere che è successo dopo il film dei Simpsons?
L’intro della prima puntata della 19esima stagione lo svela
http://www.youtube.com/watch?v=AL8xqNY0Dak
(e già che ci siamo, ecco il link a tutta la puntata – ma non ditelo in giro)
http://www.watchtvsitcoms.com/Simpsons/S19E01.php
Le mail di Mediadefender girano già da un po’.
La notizia che PirateBay ha deciso di far causa alle sedi locali delle majors da un po’ meno.
E le parole di Trent Reznor le ho scoperte solo oggi: “STEAL IT. Steal away. Steal and steal and steal some more and give it to all your friends and keep on stealin’. Because one way or another these motherfuckers will get it through their head that they’re ripping people off and that that’s not right.”
(a latere: penso che i diritti d’autore, così come sono legislativamente configurati oggi, siano un’immonda sozzura, e che tutte le organizzazioni commerciali che ne impongano il rispetto, con l’aiuto dei vari stati nazionali, siano né più né meno degli schifosi criminali culturali)
-per aggiornare in maniera minima i link
so’ffritto!
lapilli
-per dire che stamattina, in piazza Erbe a Padova, il banchetto della Lega portava su un bel cartello con scritto: “CE LO MERITIAMO ANCHE NOI UN SINDACO COME QUELLI CHE CI SONO A VERONA E A TREVISO”. Sì, mediamente stronzi come siamo qua a Padova, ce lo meritiamo proprio un sindaco come quelli che hanno a Verona e Treviso.
Stamattina mi sentivo di tornare ragazzino, e ho provato a buttare in tuttubo (youtube, per i profani) due semplici parole, e vedere se ne usciva qualcosa. Quelle parole erano “motorcycle” e “emptiness”. La miglior canzone degli anni 90. Punto.
Certo che, dopo quello che è successo ieri, oggi è stato proprio da spaccarsi dalle risate, quando mi si sono bruciate tutte le porte USB del computer.
(la soluzione; che con troubleshooting sulle già esistenti usb (uno spera che sia sempre il software, e non l’hardware, e allora giù di pannelloni di controllo e driver) e installazione di questo mi son andate via cinque ore) (porcaccia miseria)
Un gran ciufolo, se mi è permesso dirlo:
1 – perché sul sito delle ferrovie la fan sembrare facile, mentre invece dire che ci son problemi fra Vicenza e Padova significa che tutta la tratta Torino-Venezia è bloccata;
2 – alle 15:30, nella stazione di Padova, la situazione era ancora uno schifo, con l’80% dei treni in ritardo dai 70 ai 230 minuti, il 10% dei treni soppressi e il restante 10% che passava (ma vai a beccare quello che sarebbe servito a te).

Che Giovanni Cassola e Michele Elia vadano a farsi le videochat, che vadano a farsi.
(avevo dietro solo il cellulare con risoluzione VGA 640×480, quindi la foto è quello che è – sulla colonna dei ritardi, che ho messo in risalto, comunque si intuisce che tutte le corse hanno cifre considerevoli)
(un Tony Stark meglio di Robert Downey jr., così scazzato e cialtrone, non potevano davvero trovarlo)
(e poi i Black Sabbath, ovviamente)